SBALZI DI PARKISON, DA COMMISSIONE DEI CLASSIFICATORI. 2° Parte
Una giornata da ricordare
Finalmente ci siamo, l’appuntamento con la Commissione dei Classificatori Fitri, che stabilirà la mia categoria, permettendomi d’ora in avanti di essere incluso nelle classifiche del Paratriathlon, è fissato per oggi, e io sono pronto, emozionato e curioso.
La Commissione di Classificazione è l’organismo che effettua la classificazione in base agli standard di classificazione dell’ITU. È composta da medici, fisioterapisti e tecnici che assegnano gli atleti diversamente abili in una delle categorie del Paratriathlon, avendo verificato la sussistenza dei requisiti richiesti.
Torniamo a quel sabato 4 giugno, qui potete leggere la prima parte dell’articolo.
Sono le 11 e 30, anticipo un poco l’orario del farmaco per creare la finestra di un ora tra l’assunzione e il pranzo. L’idea è di mangiare qualcosa intorno alle 12,30, prima di presentarmi all’appuntamento delle 13 con la commissione, e abbastanza distante dall’orario di partenza della gara, previsto per le 16.00.
La Commissione Fitri
Roberto è andato a cercare un posto dove mangiare qualcosa prima di andare in commissione, il suo appuntamento è alle 12. Sono le 12,15, quando arriva Patrizia, la moglie di Roberto che mi dice che trovare un piatto di pasta alle 11,30 è stata un impresa, e che lui è entrato in commissione.
Mi attivo per cercare online una soluzione per il cibo, che consumerò all’ombra delle piante, vicino al gazebo. Sono fortunato, a poche centinaia di metri trovo una gastronomia, dove acquisto del cibo pregara e una focaccia che mi sarà utile più tardi, per il viaggio di ritorno.
La gara dopo la gara
A già dimenticavo un particolare, appena finita la gara di triathlon, che prenderà il via alle 16 ne inizia un altra, partire immediatamente per raggiungere Milano.
A novembre, quando ancora non era in calendario questa gara, ho acquistato come regalo di Natale per tutta la famiglia, i biglietti dell’ultimo concerto di Elton John in Italia. Per quando? Sabato 4 giugno alle 20 allo stadio di San Siro, a circa 250 km. di distanza da dove sono ora.
La maturità mi mette a disagio
Sono le 12,50 ho mangiato e ancora Roberto non torna. Ma è una prova d’esame di maturità? Ci chiediamo sorridendo io e Patrizia mentre la saluto e mi dirigo all’appuntamento.
La classificazione è un obiettivo che avevamo da oltre un anno, l’atteggiamento con cui mi sono avvicinato a questo momento era, fino ad ora, di soddisfazione per il raggiungimento del traguardo.
Ora lo stato d’animo era cambiato, toccava a me e non sapere di cosa si tratta, oltre all’idea che la verifica dura 40/50 minuti, mi stava mettendo a disagio.
Sotto un gazebo, fuori dalla porta della stanza dove è riunita la commissione, c’è Roberto che attende proprio come uno scolaro, l’esito dell’esame. Come prossimo esaminando, gli chiedo come sia andata e cosa gli hanno fatto fare.
Cominciamo male
Sulla porta della commissione c’è un foglio con elenco e orari delle visite, mi avvicino per guardarla e proprio in quel mentre si apre la porta. È vero, mi avete beccato ad origliare, dico ai commissari, che, dopo un primo momento di imbarazzo, mi sorridono.
Facciamo una fotografia tutti insieme, per immortalare il momento, salutiamo Roberto e entriamo, la porta si chiude e la spavalderia che spesso utilizzo per sentirmi a mio agio, è rimasta fuori.
Dietro la scrivania sono in quattro, con la maglietta bianca della FITRI, due uomini e due donne, due fisiatri un fisioterapista e un verificatore senza qualifica medica.
Ecco di nuovo i suoi sbalzi
Sono in leggero disagio, il Parkinson fa di questi scherzi, anche se non si tratta di passare un esame universitario, è sempre una verifica delle mie capacità, e mi sto facendo delle domande che nascono ora, improvvisamente.
Si lo so, non sono responsabile della mia malattia, ma lo sono del mio stato di forma, e di cosa faccio per affrontarla.
Sono incerto, è il momento per dare il meglio di me, o no?
Voglio che siano evidenti le mie difficoltà o voglio dimostrare la mia capacità di superarle?
Per quanto riguarda la classificazione, come devo comportarmi?
Più evidenti sono i sintomi visibili e le difficoltà che riscontreranno e meglio è?
Boh non lo so e questo non mi lascia tranquillo!
Prego si accomodi sul lettino
Gentilmente mi fanno firmare dei moduli, e dopo alcune domande riguardo alla data di insorgenza della malattia e alla terapia farmacologica.
Mi fanno accomodare sul lettino e danno inizio ad una lunga ed approfondita serie di richieste su movimenti che devo compiere sul lettino, prima da sdraiato pancia sotto poi sopra, poi da in piedi, fino alla corsa finale all’aperto.
Il tutto dura circa 45 minuti, come previsto. L’atmosfera è cordiale e professionale allo stesso tempo, questo mi conforta, ma dentro di me qualcosa si sta muovendo.
Mi viene da piangere
Non capisco ancora cosa mi stia succedendo, ma, anche se non lo dimostro, sono emotivamente in subbuglio.
Mi chiedono di aspettare fuori, mentre loro si confrontano per redigere il rapporto che servirà per determinare la mia categoria. Quello che forse, insieme al risultato della verifica di Roberto, sarà il punto di partenza per il futuro dei Parkinsonauti che vorranno essere tesserati per partecipare alle gare di Paratriathlon.
Sotto quel gazebo, mentre aspetto, sono solo con i miei pensieri. Ho voglia di piangere e non capisco perchè. Avrei bisogno di un abbraccio, vorrei vicino qualcuno che mi dice che è tutto ok.
Ci vorrebbe un amico
Un amico che mi vuole bene, che mi conferma che avrò la forza per continuare a dare tutto me stesso per ancora tanto tempo.
Che la cura arriverà, che saremo sempre più tanti, che alcuni problemi di questo periodo si risolveranno, che la gara andrà bene e che lui è con me.
Cosa è successo in quella stanza? Cosa mi ha scosso? Cosa ho visto che prima non vedevo?
I componenti della commissione sono stati molto gentili e scrupolosi, la cosa mi è piaciuta, è stato interessante vedere e capire come, quando e in quali movimenti sono in difficoltà.
Consapevolezza o ignoranza?
Ecco il punto, non avevo mai avuto occasione di fare una valutazione così approfondita, nemmeno nelle visite neurologiche del mio amico e neurologo Enrico Alfonsi, a lui bastano pochi elementi per capire come sto.
Ero entrato in quella stanza spavaldo, come sono sempre stato da quando, cinque anni fa ho avuto la diagnosi, ed ero riuscito più consapevole.
Una nuova consapevolezza, più approfondita, che mi ha fatto capire perché mi sentivo in difficoltà nel fare certi movimenti, che fino ad ora non avevo imputato al Parkinson, non mi erano facili e stop.
Ora lui si era manifestato più chiaramente, avevo capito che era presente in tutti quei movimenti risultati goffi e difficoltosi nelle ripetizioni con l’aumento di frequenza e velocità. Lui ora aveva mostrato nuovi poteri su di me, ora nei miei pensieri era più invadente.
Qualche minuto per accettare e digerire il boccone, la porta si apre mi fanno entrare, firmo il verbale, saluto e me ne vado.
Voglio andare a casa
Mi sento stanco, per qualche minuto vacillo, mi chiedo se sia il caso di presentarmi al via o lasciar perdere e andarmene in anticipo.
Intanto che ci penso, decido di smontare l’angolo di accoglienza dell’associazione prima della gara, lo faccio da solo, carico la macchina e mi prendo del tempo per sdraiarmi sull’erba a riposare.
Non dormo, ma ho modo di riflettere con calma su cosa voglio fare. Ok ho deciso, vietato scappare!
Ho fatto tutto per essere qui e ora temo di non essere in grado? Questa volta che puoi confrontarti con gli altri e con i tuoi limiti, lasci che le paure ti fermino?
Si tratta di una gara sprint, e gli atleti che vi prendono parte hanno difficoltà tanto quanto me e forse anche di più.
È il momento di tirare fuori gli attributi e portare a termine ciò che ho cominciato, darò tutto me stesso e sarà quel che sarà.
continua….